04 ottobre 2006
L'inferno dei viventi
L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà:
se ce n'è uno, è quello che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme.
Due modi ci sono per non soffrirne.
Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più.
Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui:
cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.
fonte/autore: Italo Calvino, "Le citta' invisibili"
se ce n'è uno, è quello che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme.
Due modi ci sono per non soffrirne.
Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più.
Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui:
cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.
fonte/autore: Italo Calvino, "Le citta' invisibili"
Etichette: cooperazione, libri, rapporti
15 luglio 2006
Berenice
Anziché dirti di Berenice, città ingiusta, che incorona con triglifi abachi metope gli ingranaggi dei suoi macchinari tritacarne (gli addetti al servizio di lucidatura quando alzano il mento sopra le balaustre e contemplano gli atri, le scalee, i pronai si sentono ancora più prigionieri e bassi di statura), dovrei parlarti della Berenice nascosta, la città dei giusti, armeggianti con materiali di fortuna nell'ombra di retrobotteghe e sottoscale, allacciando una rete di fili e tubi e carrucole e stantuffi e contrappesi che s'infiltra come una pianta rampicante tra le grandi ruote dentate (quando queste s'incepperanno, un ticchettio sommesso avvertirà che un nuovo esatto meccanismo governa la città); anziché rappresentarti le vasche profumate delle terme sdraiati sul cui bordo gli ingiusti di Berenice intessono con rotonda eloquenza i loro intrighi e osservano con occhio proprietario le rotonde carni delle odalische che si bagnano, dovrei dirti di come i giusti, sempre guardinghi per sottrarsi alle spiate dei sicofanti e alle retate dei giannizzeri, si riconoscano dal modo di parlare, specialmente dalla pronuncia delle virgole e delle parentesi; dai costumi che serbano austeri e innocenti eludendo gli stati d'animo complicati e ombrosi; dalla cucina sobria ma saporita, che rievoca un'antica età dell'oro: minestrone di riso e sedano, fave bollite, fiori di zucchino fritti.
Da questi dati è possibile dedurre un'immagine della Berenice futura, che ti avvicinerà alla conoscenza del vero più d'ogni notizia sulla città quale oggi si mostra.
Sempre che tu tenga conto di ciò che sto per dirti: nel seme della città dei giusti sta nascosta a sua volta una semenza maligna; la certezza e l'orgoglio d'essere nel giusto – e d'esserlo più di tanti altri che si dicono giusti più del giusto – fermentano in rancori rivalità ripicchi, e il naturale desiderio di rivalsa sugli ingiusti si tinge della smania d'essere al loro posto a far lo stesso di loro.
Un'altra città ingiusta, pur sempre diversa dalla prima, sta dunque scavando il suo spazio dentro il doppio involucro delle Berenici ingiusta e giusta.
Detto questo, se non voglio che il tuo sguardo colga un'immagine deformata, devo attrarre la tua attenzione su una qualità intrinseca di questa città ingiusta che germoglia in segreto nella segreta città giusta: ed è il possibile risveglio – come un concitato aprirsi di finestre – d'un latente amore per il giusto, non ancora sottoposto a regole, capace di ricomporre una città più giusta ancora di quanto non fosse prima di diventare recipiente dell'ingiustizia. Ma se si scruta ancora nell'interno di questo nuovo germe del giusto vi si scopre una macchiolina che si dilata come la crescente inclinazione a imporre ciò che è giusto attraverso ciò che è ingiusto, e forse è il germe d'un'immensa metropoli...
Dal mio discorso avrai tratto la conclusione che la vera Berenice è una successione nel tempo di città diverse, alternativamente giuste e ingiuste. Ma la cosa di cui volevo avvertirti è un'altra: che tutte le Berenici future sono già presenti in questo istante, avvolte l'una dentro l'altra, strette pigiate indistricabili.
fonte/autore: Italo Calvino, "Le citta' invisibili"
Da questi dati è possibile dedurre un'immagine della Berenice futura, che ti avvicinerà alla conoscenza del vero più d'ogni notizia sulla città quale oggi si mostra.
Sempre che tu tenga conto di ciò che sto per dirti: nel seme della città dei giusti sta nascosta a sua volta una semenza maligna; la certezza e l'orgoglio d'essere nel giusto – e d'esserlo più di tanti altri che si dicono giusti più del giusto – fermentano in rancori rivalità ripicchi, e il naturale desiderio di rivalsa sugli ingiusti si tinge della smania d'essere al loro posto a far lo stesso di loro.
Un'altra città ingiusta, pur sempre diversa dalla prima, sta dunque scavando il suo spazio dentro il doppio involucro delle Berenici ingiusta e giusta.
Detto questo, se non voglio che il tuo sguardo colga un'immagine deformata, devo attrarre la tua attenzione su una qualità intrinseca di questa città ingiusta che germoglia in segreto nella segreta città giusta: ed è il possibile risveglio – come un concitato aprirsi di finestre – d'un latente amore per il giusto, non ancora sottoposto a regole, capace di ricomporre una città più giusta ancora di quanto non fosse prima di diventare recipiente dell'ingiustizia. Ma se si scruta ancora nell'interno di questo nuovo germe del giusto vi si scopre una macchiolina che si dilata come la crescente inclinazione a imporre ciò che è giusto attraverso ciò che è ingiusto, e forse è il germe d'un'immensa metropoli...
Dal mio discorso avrai tratto la conclusione che la vera Berenice è una successione nel tempo di città diverse, alternativamente giuste e ingiuste. Ma la cosa di cui volevo avvertirti è un'altra: che tutte le Berenici future sono già presenti in questo istante, avvolte l'una dentro l'altra, strette pigiate indistricabili.
fonte/autore: Italo Calvino, "Le citta' invisibili"
Etichette: 0.618, libri, rapporti
25 giugno 2006
Maurilia
A Maurilia, il viaggiatore è invitato a visitare la città e nello stesso tempo a osservare certe
vecchie cartoline illustrate che la rappresentano com'era prima: la stessa identica piazza
con una gallina al posto della stazione degli autobus, il chiosco della musica al posto del
cavalcavia, due signorine col parasole bianco al posto del cavalcavia, due signorine col
parasole bianco al posto della fabbrica di esplosivi.
Per non deludere gli abitanti occorre che il viaggiatore lodi la città nelle cartoline e la
preferisca a quella presente, avendo però cura di contenere il suo rammarico per i
cambiamenti entro le regole precise: riconoscendo che la magnificenza e prosperità di
Maurilia diventata metropoli, se confrontate con la vecchia Maurilia provinciale, non
ripagano d'una certa grazia perduta, la quale può tuttavia essere goduta soltanto adesso
nelle vecchie cartoline mentre prima, con la Maurilia provinciale sotto gli occhi, di
grazioso non ci si vedeva proprio nulla, e men che meno ce lo si vedrebbe oggi, se
Maurilia fosse rimasta tale e quale, e che comunque la metropoli ha questa attrattiva in
più, che attraverso ciò che è diventata si può ripensare con nostalgia a quella che era.
Guardatevi dal dir loro che talvolta città diverse si succedono sopra lo stesso suolo e sotto
lo stesso nome , nascono e muoiono senza essersi conosciute, incomunicabili tra loro.
Alle volte anche i nomi degli abitanti restano uguali, e l'accento delle voci, e perfino i
lineamenti delle facce; ma gli dèi che abitano sotto i nomi e sopra i luoghi se ne sono
andati senza dir nulla e al loro posto si sono annidati dèi estranei. E' vano chiedersi se
essi sono migliori o peggiori degli antichi, dato che non esiste tra loro alcun rapporto, così
come le vecchie cartoline non rappresentano Maurilia com'era, ma un'altra città che per
caso si chiamava Maurilia come questa.
fonte/autore: Italo Calvino, "Le citta' invisibili"
vecchie cartoline illustrate che la rappresentano com'era prima: la stessa identica piazza
con una gallina al posto della stazione degli autobus, il chiosco della musica al posto del
cavalcavia, due signorine col parasole bianco al posto del cavalcavia, due signorine col
parasole bianco al posto della fabbrica di esplosivi.
Per non deludere gli abitanti occorre che il viaggiatore lodi la città nelle cartoline e la
preferisca a quella presente, avendo però cura di contenere il suo rammarico per i
cambiamenti entro le regole precise: riconoscendo che la magnificenza e prosperità di
Maurilia diventata metropoli, se confrontate con la vecchia Maurilia provinciale, non
ripagano d'una certa grazia perduta, la quale può tuttavia essere goduta soltanto adesso
nelle vecchie cartoline mentre prima, con la Maurilia provinciale sotto gli occhi, di
grazioso non ci si vedeva proprio nulla, e men che meno ce lo si vedrebbe oggi, se
Maurilia fosse rimasta tale e quale, e che comunque la metropoli ha questa attrattiva in
più, che attraverso ciò che è diventata si può ripensare con nostalgia a quella che era.
Guardatevi dal dir loro che talvolta città diverse si succedono sopra lo stesso suolo e sotto
lo stesso nome , nascono e muoiono senza essersi conosciute, incomunicabili tra loro.
Alle volte anche i nomi degli abitanti restano uguali, e l'accento delle voci, e perfino i
lineamenti delle facce; ma gli dèi che abitano sotto i nomi e sopra i luoghi se ne sono
andati senza dir nulla e al loro posto si sono annidati dèi estranei. E' vano chiedersi se
essi sono migliori o peggiori degli antichi, dato che non esiste tra loro alcun rapporto, così
come le vecchie cartoline non rappresentano Maurilia com'era, ma un'altra città che per
caso si chiamava Maurilia come questa.
fonte/autore: Italo Calvino, "Le citta' invisibili"
Etichette: donne, libri, rapporti
25 gennaio 2006
tempi morti
Chi controlla il passato, controlla il futuro. Chi controlla il presente, controlla il passato.
fonte/autore: George Orwell, 1984
fonte/autore: George Orwell, 1984
Etichette: libri
schiavi
"...restiamo alla flessibilità, venduta come lasciapassare per l'ingresso nel mondo del lavoro ma che in realtà fa sistema e modello a sé. Per chi volesse farsi un'idea di quanto si sia ormai lontani dallo spirito della Costituzione e dello Statuto dei lavoratori, ecco Call center, sottotitolo: Gli schiavi elettronici della New economy (Fratelli Frilli, 10) di Claudio Cugusi. Vengono descritte strutture, rapporti di forza (e spesso di debolezza) e frustrazioni di quelle persone di cui noi conosciamo soltanto la voce quando ci rivolgiamo a un numero verde di assistenza per i clienti. Il concetto di alienazione in confronto a quello che provano questi newcomers del mondo del lavoro è una vacanza. Nell'elenco dei contratti che regolano il settore (ne sono previsti di ogni tipo tranne il più semplice, quello a tempo indeterminato) compare a un certo punto un comma: "Gravidanza, malattia e infortunio sono causa di sospensione del rapporto". Al legislatore non è tremata la mano mentre firmava questa cosa."
fonte/autore: Cinica e furbetta ma in frantumi povera Italia rimasta senza fiato
Claudio Cugusi - Call center. Gli schiavi elettronici della new economy
fonte/autore: Cinica e furbetta ma in frantumi povera Italia rimasta senza fiato
Claudio Cugusi - Call center. Gli schiavi elettronici della new economy
Etichette: economia, italia, libri
e mentre mi concentravo sul male...
probabilmente il bene, il meglio, il bello mi passavano a fianco e io non me ne accorgevo.
Ero troppo concentrato sul peggio, sul male, sul brutto.
fonte/autore: Fabio Volo, È una vita che ti aspetto
Ero troppo concentrato sul peggio, sul male, sul brutto.
fonte/autore: Fabio Volo, È una vita che ti aspetto
Etichette: libri